venerdì 30 ottobre 2015

Può una bambina di 11 anni essere felice nel Comune di Vetralla?

Abbiamo ricevuto questa lettera con preghiera di divulgazione e la pubblichiamo con la speranza che possa essere utile a velocizzare la soluzione.

LETTERA APERTA AL SINDACO DEL COMUNE DI VETRALLA
epc. - Dott. Nisi GT del Tribunale di Viterbo
Dr Russo dei Servizi Sociali del Comune di Vetralla
Procura della Repubblica di Viterbo, dottoressa Conti
Comandante della Stazione dei Carabinieri di Vetralla
Don Luigi Parroco di Vetralla
Dirigenti dell’ASL e UOSIDA
Gruppi consiliari del Comune di Vetralla


PUÒ UNA BAMBINA DI 11 ANNI ESSERE FELICE NEL COMUNE DI VETRALLA?
La pratica per adozione giace nei cassetti dei servizi sociali dall’11 marzo senza essere ancora trattata. Già ne ho sollecitato un paio di volte la lavorazione, prima dell’estate. Poi le vacanze. Ora che si riprende la scuola e le altre attività, il problema si fa pressante.
Mia figlia Giulia ed io (affettivamente, siamo già padre e figlia), abbiamo bisogno di formalizzare nella legalità quello che il Buon Dio ha voluto riservarci. All’età di 64 anni sono felicissimo del desiderio di Giulia di essere mia figlia e prendere anche il mio nome. 
Giulia è una ragazza piena di vitalità e ancora bambina nell’animo, io e la madre facciamo di tutto per canalizzare le sue energie nelle cose buone. Ora frequenta la prima media a Cura, ha scelto violoncello come strumento. Frequenta da un anno il gruppo Boy Scout della Parrocchia LA SACRA FAMIGLIA di Viterbo. Alla Fattoria di Filippo – Quercia (VT) è seguita dalla dr. Chiara De Santis nell’equitazione per il secondo anno. A Vetralla presso la palestra del Liceo segue un gruppo di atletica leggera. L’anno scorso per un po’ di tempo ha frequentato il doposcuola Comunale di Vetralla.
Giulia viene dall’Ucraina, dove è nata. Ha perso il padre in tenerissima età e da subito ne ha sentita la mancanza, suo padre era un uomo affettuoso. È vissuta, negli ultimi anni, con la nonna in Nova Kakhovka (la madre lavorava in Italia), una cittadina della provincia di Herson, vicino alla Crimea. È stata appena sfiorata dalla guerra.
Giulia mi chiede frequentemente perché non ha ancora il mio stesso nome. Negli impegni genitoriali io non posso presentarmi come suo padre. Lei questa mancanza la vive come un’assenza da parte mia. L’altro giorno al bidello della scuola mi sono presentato come padre affettivo, certo il bidello si è insospettito e non mi ha consegnato Giulia. Vede Signor Sindaco quante difficoltà dobbiamo affrontare? 
Perché? 
I tempi di attesa legali e umani sono abbondantemente scaduti. 
Perché mia figlia non può essere felice nella nostra città di Vetralla? 
Al momento non mi risultano indagini da parte dei Servizi presso la scuola; la struttura della dr De Santis; presso i Boy Scout; presso il medico di famiglia; Don Luigi Parroco di Vetralla e neanche presso i carabinieri. Né Giulia è stata invitata dai Servizi, né i Servizi sono venuti a vedere Giulia nella nostra casa. Di me i Servizi conoscono vita, morte e miracoli. Anche il pensiero dei tecnici è noto, perché l’hanno espresso in numerose relazioni riguardanti il caso di mia figlia Francesca. 
E allora perché tanto ritardo? A questa domanda ho cercato di darmi delle risposte: 
- 1) i Servizi hanno tanto da fare che non riescono a scrivere una relazione sia pure su elementi più che noti. È una motivazione un po’ fiacca. 
- 2) i Servizi osservando una serie interventi mediatici sul caso di mia figlia Francesca, temono di esprimere un parere che potrebbe (una volta che il caso di Francesca sia risolto) essere contraddittorio con la soluzione, appunto, del caso di Francesca? A questa ipotesi di domanda, mi rispondo opponendo una questione deontologica. Il giudice del Tribunale di Roma ha chiesto al Sindaco, i Servizi Sociali, di esprimere il loro parere sulla persona di Mariano Mastrolonardo. Può il Sindaco temere di non essere in linea su un futuro giudizio del GT di Viterbo? Che, invero, non sta stabilendo se io sono un buon padre, infatti, opera su mia domanda per potere esercitare la mia genitorialità, per mia figlia Francesca. Questo giudizio in corso può impedire o ritardare la relazione dei Servizi per il Tribunale dei Minori? 
- 3) l’altro giorno ho visto che una delle relatrici di una recente relazione per GT di Viterbo, inviata dall’UOSIDA, per il caso di mia figlia Francesca, collabora anche con i Servizi Sociali di Vetralla. Mi chiedo quale sia il grado di collaborazione o di lavoro di questa relatrice con i Servizi di Vetralla e quale possa essere il suo grado d’influenza, che anche involontariamente, ma inevitabilmente, esercita sui Servizi in questa pratica di adozione? 
Questi servizi UOSIDA sono contro i genitori di Francesca, perché questi ultimi non avallano i metodi violenti utilizzati per il ricovero coatto della figlia Francesca in cui la stessa relatrice è coinvolta. Noi genitori (sono sicuro di interpretare alla lettera anche il pensiero della madre) siamo contrari a questi metodi che oltre essere di brutale violenza riteniamo che siano anche illegali. Io in particolare denuncio anche una Sindrome di Stoccolma che mia figlia Francesca (data la sua condizione) subisce nella casa famiglia IL GINEPRO in Narni, provincia di Terni in regione Umbra.
Per i suddetti motivi mi sono posto la domanda sull’inevitabile influenza che la dr Salvatori esercita sulla mia pratica di adozione.
Alle strutture e persone in indirizzo, chiedo se i dubbi di questo genitore sono legittimi e se meritano delle risposte? 
Allora Signor Sindaco vuole aiutarmi a dare felicità a una bambina che lo merita anche solo perché esiste? 
Se la sua risposta è SI, la prego di fare rapidamente il Suo ufficio come richiesto dal Tribunale dei Minori. Lei ha uno scaffale pieno di rapporti e relazioni che mi riguardano nella veste di genitore. I suoi tecnici hanno un’idea già abbondantemente espressa nelle loro relazioni, devono solo comunicarla al giudice richiedente e mi auguro che non si lascino condizionare, sia pure involontariamente, da parte di nessuno, specialmente da parte dell’UOSIDA che per mia figlia Francesca si è rivelata una struttura di elevata violenza. Di tanta violenza solo le relatrici delle relazioni riescono a vederne i benefici, anche la Procura si è espressa in modo molto critico su tutta l’operazione e sulla sua utilità. 
Voglio, Signor Sindaco, affermare che io, Giulia, mia moglie e madre di Giulia, la nonna e anche il cane Miki, che consideriamo membro della famiglia, siamo a Sua disposizione per tutto ciò che serve per definire la relazione in questione. 
Vetralla, 2 Ottobre 2015 Mariano Mastrolonardo

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