sabato 2 novembre 2013

#NoSlot: L'Italia è una bisca a cielo aperto

Ormai la macchina del gioco è stata avviata e non è più possibile fermare il meccanismo, che sembra sia sfuggito di mano allo stesso Stato. I danni che porta il gioco d’azzardo hanno dei costi anche sul sistema sanitario nazionale: è la cosiddetta ludopatia.
I giocatori compulsivi sono circa 800 mila in Italia e spendono tutto e di più per poter realizzare una passione che passione non è. Il problema del gioco è quello di riuscire a conciliare incassi per lo Stato con la di tutela del consumatore cittadino. Ma è qui la grande contraddizione e il grande paradosso.
Il gioco d’azzardo, per come è strutturato e organizzato nel Paese, ha fatto sì che la malavita sia entrata nella filiera legale. Esiste un interessante studio che è stato fatto dalla associazione Libera, fondata da Don Ciotti, Azzardopoli, in cui si dice che addirittura 41 clan di Mafia, ‘ndrangheta, varie sono entrati all'interno della filiera del gioco legalizzato.
La cosa assurda, che non viene fatta notare, è che mentre gli italiani stanno spendendo sempre di più per il gioco, che lo stato incassa sempre meno in termini netti. Questo perché il Preu, cioè prelievo erariale unico, vale a dire la tassa che lo Stato impone sui vari giochi, sui giochi più diffusi tra la popolazione italiana, i gratta e vinci e le slot machine, è inferiore. Come è possibile però che in un Paese che stringe la cinghia, che si impoverisce, uno possa spendere all'anno mille euro per il gioco d'azzardo?
Guarda il video di Carlotta Zavattiero

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